La stabilità articolare per i tennisti

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Gli studi di numerosi scienziati e studiosi hanno dimostrato che i rapidi movimenti delle articolazioni che trattiamo in questo numero permettono ai colpi di tennis enormi accelerazioni a livello di flesso–estensione del gomito, di intrarotazione dell’avambraccio e di flessione (sul piano sia verticale che orizzontale) della mano.

Gli studi di numerosi scienziati e studiosi hanno dimostrato che i rapidi movimenti delle articolazioni che trattiamo in questo numero permettono ai colpi di tennis enormi accelerazioni a livello di flesso–estensione del gomito, di intrarotazione dell’avambraccio e di flessione (sul piano sia verticale che orizzontale) della mano.
Gli esercizi presentati in questo articolo sono solo un piccolo esempio tra i molti miranti a rinforzare e stabilizzare le articolazioni scapolo–omerale (spalla), omero–ulnare (gomito) e radio-ulno–carpale (polso). La stabilizzazione di queste delicate articolazioni deve rappresentare una priorità assoluta, se vogliamo che il tennista possa esprimere il suo gioco più velocemente e per un periodo di tempo più lungo possibile. Sempre più frequentemente si viene a conoscenza di episodi traumatici e di patologie articolari a carico di giovani e giovanissimi tennisti che devono, a seguito di ciò, limitare il proprio impegno sportivo o addirittura abbandonare i campi di gioco per periodi più o meno lunghi.
Ogni allenatore e/o preparatore atletico di tennis consiglia diverse modalità di addestramento per queste parti molto delicate del corpo del giocatore, perché l’evoluzione della tecnica dei colpi fa raggiungere notevoli velocità angolari: le articolazioni vengono così sollecitate intensamente e subiscono continui stress, tanto da rendere evidente la necessità di preoccuparsi preventivamente di porle nella condizione ideale di lavoro e di rendimento.
La salvaguardia dell’integrità delle articolazioni può essere mantenuta anche con la regolare applicazione di esercitazioni atletiche qui indicate.

  • Cavi “alternati” (spalle): In piedi in mezzo alla macchina “cavi incrociati alti”, impugnare le maniglie dei cavi e tirarle verso di sé. L’adduzione delle braccia tese deve portare le maniglie dei cavi alternativamente davanti all’addome, di fianco alle cosce e dietro i glutei. Eseguire 3 – 5 serie da 10 - 15 ripetizioni l’una con un carico adeguatamente elevato, in modo da eseguire correttamente tutte le ripetizioni delle serie.
  • Estensione “rovescia” (gomito): In piedi, impugnare il capo di un elastico fissato di fianco a terra con il braccio flesso incrociato davanti all’addome. Con un’energica azione distendere e ruotare il braccio portando il capo dell’elastico in alto, sopra la spalla destra, senza ruotare il busto. Eseguire 3 serie da 15 – 20 ripetizioni per ogni braccio.
  • Elastico “attorno alle dita” (polsi): In piedi con le braccia lungo i fianchi e un grosso elastico (in sua assenza, possono svolgere la medesima funzione anche piccoli elastici di cancelleria) avvolto intorno alle dita della mano, “aprire la mano” - mantenendo tese le dita - distendendo l’elastico. Eseguire 3 serie da 15 – 20 distensioni per mano.


Prof. Luigi Casale
Responsabile preparazione fisica FIT Piemonte, Tc Monviso, PTR Advisor e consulente del team di Massimo Puci.